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N.2 – Gennaio 2017

Amazing Grace.

Fede e politica.

Amazing Grace

“Avete trovato Dio?” “Lui ha trovato me”. Così racconta la sua conversione William Wilberforce, giovane deputato inglese, mentre si interroga se lasciare tutto per diventare pastore anglicano.

Sino a quando alcuni amici gli proporranno una via: “siamo al corrente che avete dei problemi nello scegliere il lavoro di Dio e quello di attivista politico” “Noi suggeriamo umilmente che potreste fare entrambi”.

Inizia allora una straordinaria attività, trent’anni di impegno civile per arrivare all’abolizione della schiavitù dei neri, impresa raccontata con passione da Amazing Grace, film del 2006.  

Wilberforce parte in minoranza, ma con la certezza di stare combattendo per la verità e la dignità di ogni uomo. Saprà formare l’opinione pubblica, portare testimonianze autentiche, conquistare uno ad uno i voti in parlamento. Colpisce la modernità di alcune azioni, come la proposta di un consumo critico che coinvolge tante giovani: niente zucchero nel tè, se proviene dalle piantagioni insanguinate; o l’astuzia nell’usare sino in fondo tutte le possibilità della legge, per dare a tutti il diritto fondamentale alla libertà.  

Un eroe moderno, che ci aiuta a ritrovare la bellezza e la necessità dell’impegno politico. Un impegno che a volte sentiamo lontano, pieno di compromessi, da lasciare ad altri, preferendo piuttosto le piccole azioni concrete e verificabili. Gesti necessari, preziosi nel Vangelo: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca…” (Mt 10,42).

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Eppure Gesù ci ha anche detto: “Voi siete la luce del mondo […] risplenda la vostra luce davanti agli uomini…” (Mt 5, 14-16) Ancora oggi il mondo ha bisogno di questa luce, di cristiani autentici che sappiano mettere la loro fede e la loro intelligenza al servizio del bene comune.

Così è stato quando, sulle ceneri di un’Europa dilaniata da due guerre mondiali, uomini come Schuman e De Gasperi, guidati da una fede grande –al punto che per loro è iniziato il processo di beatificazione– hanno saputo intuire un disegno di comunione, ed i passi concreti per raggiungerlo, come la prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, non solo accordo economico, ma “solidarietà di produzione” nata per rendere impossibile ogni forma di guerra tra i paesi che vi avrebbero aderito. Una pace che avrebbe portato ad un ulteriore tappa: “lo sviluppo del continente africano”. Una vocazione purtroppo disattesa, della quale vediamo i drammatici esiti, nelle folle di migranti che fuggono da fame e conflitti.

Grandi testimonianze, alla quale possiamo aggiungere la nostra. Perché la classe, il quartiere, la circoscrizione, le piazze virtuali, tutti i luoghi di comunione nei quali viviamo, possano risplendere di luce vera.  

Tommaso Danovaro

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