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N.1 – Dicembre 2016

Tregua di Natale

“Vigilia di Natale, 1914. Le stelle brillavano, brillavano luminose [...] Guardammo le trincee tedesche, qualcuno si mosse nella terra di nessuno e nel buio arrivò un soldato con una bandiera bianca in
mano.”

Così canta Mike Harding in una struggente ballata folk, ricordando il miracolo di un Natale di cento anni fa:

“Arrivarono allora, da entrambe le parti, uomini di corsa per la terra di nessuno, passando i reticolati, il fango e le buche ; timidamente si strinsero la mano, [...] e mentre stavan tranquilli lì a parlare, la luna splendeva sulla terra di nessuno.”

joyeux noelLa storia ci parla di quella notte, di uno scoprirsi fratelli al di là di ogni divisione, di scambi di cibo e sigarette, della pietà per i morti, finalmente raccolti e sepolti con dignità, della gioia di una partita a pallone in un campo da calcio improvvisato.
Ma anche dell’ira dei comandi, della decisione di spostare su altri fronti i soldati che, scoperto nel nemico un fratello, non volevano più colpirlo. Si arrivò a minacciare la corte marziale per il reato di “fraternizzazione col nemico”.

natale 2016

E oggi? A tanti anni di distanza, troppe frontiere sono ancora fronti di battaglia, su troppi confini si innalzano muri. Possiamo noi essere testimoni di una pace possibile, di una fraternità ritrovata?

“Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo “figli” di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri veniamo da Paesi che possono essere in “pace”, che non hanno conflitti bellici, dove molte delle cose dolorose che succedono nel mondo fanno solo parte delle notizie e della stampa. 


Ma siamo consapevoli di una realtà: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa anonima, per noi non sono più una notizia della stampa, hanno un nome, un volto, una storia, una vicinanza. “

Così ci diceva papa Francesco nell’indimenticabile veglia della GMG di Cracovia. E ci invitava ad essere protagonisti della storia, con la preghiera e con gesti concreti, a partire dalla relazione con chi abbiamo a fianco

“affinché una volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un fratello, che niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto. [...] Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia.”

È per ciascuno di noi questa chiamata, perché la pace di Natale non sia solo il sogno di una notte, ma il seme di un’umanità rinnovata.

Tommaso Danovaro

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